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Sahara, ancora tu

Sono tornata nel Sahara, sua Maestà il deserto, un posto che è rimasto nel mio cuore già molto tempo fa quando ci ero venuta in moto per la prima volta.

Il deserto è un posto dove dovresti sentirti spaesato, solo.
Ma non qui nel Sahara, non dove si arriva ad avere nostalgia di cose mai vissute: lo chiamano Mal d’Africa. Qualcuno più cauto preferisce Dejavu. Il viaggio questa volta è cominciato a una manciata di km dall’Algeria, tra l’Atlante e le dune di Merzouga.

L’Oued Er Chebbi non è solo un fiume di sabbia: qualcuno tra queste dune ci ha lasciato il cuore, qualcuno durante la Dakar ci ha lasciato tutta la moto. Qualcuno inseguendo un sogno da qui non è mai più tornato .
Ogni granello di sabbia ha un archivio di imprese epiche con auto e moto da raccontare nel deserto sacro del fuoristrada.
La strada per arrivare nel cuore del Sahara passa per Dayet Srij, un lago effimero, erano 4 anni che non si formava ma ogni volta che arriva l’acqua arrivano anche i fenicotteri, fanno sosta carburante durante la migrazione.

 

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