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Lambo Spyder, chissenefrega dei viaggi comodi

Partiamo dalle cose semplici. Si tratta della LP 560-4 Spyder, dove L e P indicano la posizione del motore, Longitudinale Posteriore, 560 sono i cavalli e il 4 sta per la trazione integrale. Non serve una laurea in Automobili&Affini per capire che questa macchina sta bene tra i cordoli di una pista più che sul pavé di Milano, la città in cui mi trovo.

La Gallardo non ruggisce, morde, perché sembra che la strada voglia divorarla e farne indigestione più che passarci sopra.

È cosa buona e giusta sapere che prima di salire a bordo e guidarla, l’approccio consigliato non è quello di un viaggio rilassante. Lei griderà così forte che a un certo punto anche la playlist, con il volume al massimo, potrebbe scomparire.

Ti ci siedi, e tanto per cominciare apri il tettuccio di tela perché sei su una cabrio e con il vento tra i capelli è tutta un’altra cosa: sennò cosa la abbiamo presa a fare una supercar. Sulla Gallardo anche un’operazione così insulsa è smodatamente scenografica: l’unica cosa da fare dolcemente su questa macchina è premere il tasto incastonato come un solitario di Tiffany nel tunnel centrale dell’abitacolo e aspettare che il vano motore si scopra per nasconderci dentro il tetto.

Se già prima faceva rumore, così il concerto eseguito dal potentissimo V10 e intonato dai quattro tubi di scarico, sarà brutale. Per alcuni può essere assordante, per altri è una melodia di cui non riusciranno più a fare a meno, soprattutto se capita di amplificarlo dentro una galleria.

Ti cade l’occhio su un pippolo che occhieggia dalla plancia, quello dove c’è scritto “Corsa”. Pigiandolo si alza la soglia di intervento dell’ESP, l’acceleratore diventa più pronto e i cambi di marcia diventano ufficialmente degli scossoni tipo autoscontro. In modalità “Corsa” si aprono anche le valvole degli scarichi e a questo punto non sono più in grado di spiegare a parole che razza di suono produca il motore. Diciamo che fa parecchio casino.

Premendo il tasto “Corsa” si dichiara automaticamente di essere molto presuntuose e in seconda istanza si dichiara anche di saper guidare un giocattolo del genere. Chiaramente nessuna delle due cose trova riscontro nella realtà, almeno nel mio caso.

Si può però divertirsi provando a portare al limite la Gallardo, contando sulla trazione integrale che scarica a terra i 560 cavalli, gli stessi capaci di spingerla a 100 chilometri orari in meno di 4 secondi. Per chi ha del fegato e tiene giù il pedale, si arriva a 200 chilometri orari in meno di 10 secondi e per chi non ha paura di niente e il piede destro lo ha incollato al pavimento, si arriva alla velocità massima di 324 km/h.

È vero che è precisa anche sul bagnato, ma non si può dimenticare che questa Lambo rimane senza dubbio una macchina per esperti, nonostante l’assetto ammorbidito rispetto al passato.

Il momento in cui la guida vera e la gita fuori porta finiscono, si torna in città: vanno da sé l’inserimento del cambio automatico, i sobbalzi sulle buche, la fatica di parcheggiare nonostante la compilation di telecamere installate e ci si rende anche conto che non ti sei portata niente durante il viaggio, semplicemente perché in macchina non c’era posto.

Ma chissenefrega dei viaggi comodi.

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