Senza categoria

La vecchia Inarrestabile in Islanda

Dopo dieci giorni trascorsi tra geyser che si manifestano senza preavviso, patate estratte dalla terra già bollite, pastori grandi e grossi che cercano di convincerti sull’esistenza dei Troll, carne di squalo putrefatto ricevuta in offerta come se fosse caviale e ghiacciai che sembrano dotati di vita propria per quanto scricchiolano, si può ben dire che l’Islanda è uno scoglio dell’Atlantico parecchio originale.

Gli abitanti di quest’isola sono singolari tanto quanto la loro terra regolata dalle Saghe e proprio come in queste cruente favole per adulti, gli imprevisti sono da mettere in conto, specie se si affrontano 2.800 km di strade, pietraie, sabbia, neve, toulè ondulè che compaiono in ordine casuale e senza alternative. L’off road qui non è un’esperienza divertente, è la quotidianità e per affrontarla ci vuole un Defender, il 4×4 per definizione, messo sotto torchio dal terreno e dagli ostacoli per una decina di giorni.

YW1F2080

L’Islanda si esplora partendo da Reykjavik, la capitale più a nord del mondo e partendo dal presupposto che tre case corrispondono a una città, o che c’è un museo per qualsiasi cosa.

Pur essendo molto nascosto, Reykjavik ha un suo fascino che alberga nei contrasti dell’innocenza rurale e la vitalità metropolitana, del passato vichingo e i locali gay-friendly. Diversi hotel avvisano che il venerdì sera non è facile prendere sonno, a causa del runtur alcolico e della confusione generale e generata dai giovani locali. Le abitazioni del centro confermano il talento islandese per l’adattamento: in una landa priva di materiali edili hanno recuperato dal mare il legname in arrivo dalla Siberia e dal Sud America, mettendo insieme -senza saperlo- alloggi resistenti ai terremoti, usuali in un Paese gremito di vulcani. Uscendo da Reykjavik in direzione Laguna Blu si assaggiano le prime meraviglie naturali, una distesa di campi di lava nera coperta da un cuscino di muschio verde brillante. In meno di un’ora si arriva a una gigantesca Spa di acqua geotermale bollente, bianca e densa come il latte.

Oltre ai turisti, qui ci vengono anche gli islandesi, un po’ per consumare curiose bibite bluastre da ordinare rigorosamente al bar dentro l’acqua, un po’ per riempirsi di silice in fanghiglia nella speranza di ammorbidire la pelle e un po’ perché la centrale di Svartsengi, con le torri argentate sullo sfondo, rende l’atmosfera surreale. Il viaggio procede con l’attraversamento del Pingvellir, parco nazionale nonché Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, ma forse non si viene fino in Islanda per vedere un lago e un sito roccioso dove nell’era in cui si combatteva con le spade, ci sono state delle battaglie. Mezz’ora di strade sterrate e si arriva a Geysir, il gran visir di tutte le sorgenti d’acqua calda, quello da cui tutti gli altri geyser hanno preso il nome. Geysir (in Islanda ogni singola manifestazione della natura ha un nome proprio, sassi compresi) che soffia acqua a 80 metri d’altezza è però inattivo da diversi anni, a causa delle pietre che i turisti vi gettavano all’interno nella speranza di smuoverlo. Qualche terremoto ha sistemato l’ingorgo, anche se i getti ora si verificano solo tre volte al giorno e l’altezza non è quella di un tempo.

Fortunatamente a pochi metri c’è il geyser più affidabile del mondo, lo Strokkur, che spara acqua a 30 metri d’altezza ogni sei minuti e che, in perfetto stile locale, è recintato solo da un’esile cordicella in canapa. Va tenuto conto del fatto che avvicinandosi sottovento più del consentito significa essere inghiottiti e cotti in acqua bollente nelle viscere della Terra in pochi secondi: non sarebbe la prima volta. Proseguendo a Sud dell’Islanda, ci si imbatte nella cascata di Gullfoss, spettacolare per il doppio salto di 32 metri nel canyon, buona per fare esperienze di rafting nei dintorni. Le cascate in Islanda non mancano e questa è solo la prima di una lunga serie che continua con Seljalandsfoss e Skogar, entrambe sulla via di Vik. Seguendo la strada 1, l’unica possibile, in questi ultimi cento chilometri non si incontrano bipedi, ma solo uccelli marini, qualche volpe artica, capre soffici come gomitoli di lana, cavalli dalle gambe corte e renne isolate, mentre si muovono in tutta fretta per le pianure di Myrdalssandur, 700 kmq  di sabbia lavica proveniente dalle viscere del ghiacciaio Myrdalsjokull.

A 300 km da qui c’è il Vatnajokull, è grande come l’Umbria intera ed è la calotta glaciale più grande dopo i poli: dal centro si diramano ghiacciai costellati di crepacci come lo Skaftafell, una specie di parco giochi per adulti dove fare sleddog, escursioni in super jeep, voli panoramici con trabiccoli ultraleggeri o salire in motoslitta fino al cuore del cratere: non capita spesso di guardare l’Atlantico da un ghiacciaio. Il Defender macina chilometri e da queste parti gli iceberg in balia del mare impongono a tutti parecchie soste. Una di quelle obbligate arriva non per i blocchi di ghiaccio galleggianti, ma perché come in un film hollywoodiano sulla fine del mondo, la strada si interrompe: il ponte –unico passaggio- si è smaterializzato, i pali della luce sono divelti e un fiume di lava ha coperto il letto del fiume. Questa piccola eruzione rende più chiaro il motivo della presenza di tutte queste superjeep e mezzi 4×4. Il Defender non è da meno, guada quel che resta del fiume, supera gli ostacoli e si rimette in carreggiata verso Nord.

Il lago color rame di Myvatn, la possente cascata di Dettifoss, il cratere di Krafla e svariate anomalie geologiche sul genere, fanno sempre parte della regione del Vatnajokull. L’Islanda nordorientale è uno scenario troppo lontano dalla nostra concezione di natura e dà la misura di quanto questa terra sia inospitale.

Il suolo ribolle, dovunque si aprono fumaioli più o meno grandi, il terriccio è viola, arancione, giallo fluorescente, grigio come il Particulière di Chanel, l’acqua di nuovo sembra latte azzurrognolo. Certo è per via dello zolfo, eppure qui c’è una porzione di mondo che potrebbe essere una scenografia disegnata da Lewis Carrol, un pianeta onirico dove si cammina sopra soffice argilla respirando il non-metallo numero atomico 16.

Le stranezze continuano spostandosi più a ovest, nella città di Husavik, dove per la gioia dei turisti le balene sono particolarmente esibizioniste e dove, dopo una gelida giornata in mare, si passa con nonchalance alla visita del museo fallologico con tanto di claim “Vedere per credere”.
Guidando per 80 km si arriva nella capitale del Nord che chiunque definirebbe un paese da 17.000 abitanti. Si tratta della sciistica Akureyri, una sorta di Sankt Moritz posizionata però tra il Nord America e l’Europa, con i club, campi da golf notturni, gallerie d’arte –compresa quella del di Matthew Barney, il marito di Bjork- caffè imborghesiti e seggiovie trasformate in panchine del centro. A nord dell’Islanda la parola chiave è equitazione, senza un ranch qui si è perduti, a parte il bird watching non c’è davvero altro da fare. Lo Skagafjordur merita una sosta, anche solo per trascorrere una notte a Hofsstadir (www.hofsstadir.is) e svegliarsi tra opere d’arte realizzate con crine di cavallo e un panorama incantevole.

Mezza giornata di strade sterrate porta alla penisola Snæfellsnes, estremo occidente. Jules Verne ambientò proprio sul ghiacciaio Snæfellsjökull il “Viaggio al centro della Terra” e tutti gli adepti new age dopo di lui ne hanno fatto un luogo di culto. Come fece Verne, per salire al ghiacciaio si parte da Arnarstapi, anche se da un paio d’anni il paesino è solo una testimonianza tangibile del riscaldamento globale, visto che le motoslitte sono parcheggiate sull’erba e il ghiaccio si è sciolto quasi del tutto. Due ore e un abbondante lavaggio dopo, il Defender si aggiudica di diritto il titolo di “Inarrestabile” e chiude il periplo dell’Islanda rientrando a Reykjavik. Qui le Saghe, le colline di riolite, gli iceberg con i leoni marini, le alghe, la terra gialla come farina e l’argilla rossa sembrano esonerati dai cambiamenti dell’evoluzione, dal passare del tempo.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...