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Chili, mandrie e Tex Willer. E’ il Colorado, Baby

Più che semplici montagne, i giganti rocciosi intorno a Silverton sembrano un’immensa scenografia ad uso e consumo delle produzioni hollywoodiane. Se registi, fonici e costumisti preferiscono rimanere nella città degli angeli, non si può dire lo stesso delle moviestar, che appezzamento per appezzamento hanno colonizzato buona parte degli acri disponibili in Colorado. A breve sarà Tom Cruise a rinvigorire il mercato immobiliare locale, dal momento che il cottage con le casette sugli alberi per la piccola Suri, lo aveva voluto la quasi-ex-moglie Katie Holmes, e il pellegrinaggio dei curiosi per visitare la tenuta in vendita avrà inizio con la stagione invernale.

Prima degli avventori hollywoodiani, però, queste erano proprio come le montagne di Tex Willer, le praterie dei Navajos, gli spazi sconfinati dove i ranger dei western appiccavano incendi dolosi e posizionavano dinamite.

Sarà suggestione, ma con in mano una copia del fumetto e un biglietto per prendere un treno a vapore che parte da Durango, il road book prende un sapore a metà tra il chili e la polvere da sparo dei fucili Winchester.

Come cantava Battisti, il treno parte alle 7.40 del mattino, siamo pur sempre in montagna e a quest’ora fa un freddo cane (mai come quello che ci attende sul Red Peak, in cima alla montagna assieme alle marmotte). Per la gioia di chi soffre i reumatismi, lo Steam Train è autentico: carrozze completamente aperte, locomotiva originale del 1923, carro carbone e salottino di prima classe chiuso ai più. Tolto l’inconveniente della fuliggine che svolazza tra i capelli, il romanticismo del viaggio non si discute. Le prime ore passano tra distese di prati sconfinati e mandrie di steak angus libere di pascolare. Man mano che ci si infila nella gola, le rocce diventano più strette fin sopra la testa, più rosse. Gli alberi sono imponenti, i ponti si fanno pericolosamente più sospesi a decine di metri nel canyon, qualche aquilotto vola basso in cielo e miriadi di minuscoli scoiattoli non si fanno scrupoli a saltare sopra il tetto della locomotiva per attraversare le rotaie. Ecco, tenendo sempre stretta la copia di Tex Willer, si capisce quanto fossero rischiosi gli spostamenti in treno ai tempi dei pistoleri, gli sceriffi e i cowboy. Siamo a tutta birra, ma a occhio un cinquantino ci supererebbe senza difficoltà. Dunque gli assalti alle locomotive avvenivano così, quando le montagne lasciavano un po’ di spazio per far avvicinare i cavalli in corsa, oppure lungo il fiume, dove da un lato c’è la roccia e dall’altra la prateria.

Una volta arrivati a Silverton, è d’obbligo una sosta allo Shady Lady, il ranch dove Bad Ass Betty promette il paradiso in 45 minuti. Finalmente ci si lava il viso dal nero del carbone. Finalmente al volante della Jeep Rubicon alla quale viene immediatamente tolto il tetto per filtrare il sole. Finalmente arriva Ryan, il ranger che ci accompagnerà per circa 7 ore tra le pietraie e gli sterrati, fino al campo base per la notte.

Comincia la salita e a chi è poco abituato all’off-road vero, pare che la stradina di roccia sia irrimediabilmente più stretta del Rubicon verde acido: sarà la suggestione dello strapiombo a sinistra.

E dire che di tutte le Jeep disponibili, la versione Rubicon delle Wrangler è espressamente progettata per affrontare i percorsi più impegnativi e monta assali ad alta resistenza sia davanti che dietro. Le Jeep americane hanno colori e motori per virtuosi, mentre in Italia il nuovo 2.8 turbodiesel da 200 cavalli continua a riscuotere successo. Le marce da cambiare sono 6 e anche da noi si può avere il sistema di trazione integrale Rock-Trac con bloccaggi elettronici dei differenziali Tru-Lock e dispositivo BLD (Brake Lock Differentials). Quando non si inerpica su per i crozzi, il Rubicon tocca i 172 km/h di velocità massima e va da 0 a 100 km/h in 10,6 secondi.

Qualche batticuore, molti spaventi e diverse ore di salita dopo a una velocità tipo ottovolante, si arriva al campo base di Ouray. Già, ma si vede solo il campo, la base dov’è? L’imperturbabile ranger Ray spiega che stiamo facendo Jeeping sul serio, quindi ci porge il necessario per montare la tenda, branda, sacco a pelo, torcia e carta igienica. E tenda sia. Affaccendandosi nella costruzione del giaciglio ci si rende conto che l’unico essere vivente oltre a noi bipedi in loco è il quadrupede Jack, morbidissimo esemplare di canis communis dagli occhi blu, addestrato a tenere lontane le bestie durante la notte.

Quali fossero le altre fiere, meglio non saperlo, di certo i lupi che ululavano verso le 4.00 di mattina li hanno sentiti tutti. L’aspetto prevedibilmente positivo di questa “wild life” è senza dubbio la cena: una carne così si trova solo in posti come questo. Anche Jeremy, un ragazzo che vive su queste montagne, sostiene la tesi: lui fa il cowboy, cioè il moderno pastore, ha 19 anni ed è un Fratello Quacchero. In quanto Amish ha già 5 figli. Quando gli spiego che la grande distribuzione vende bistecche di animali allevati in batteria con il collo imprigionato verso la mangiatoia, quasi non ci crede. Qui di bistecche se ne mangiano tante, eppure il rispetto per l’animale che vive libero nelle praterie fino al giorno del macello è fondamentale.

Tra la brina dell’alba, le tazze di caffè nero bollente e la fretta di ripartire in discesa tra la polvere, ci si ritrova su una strada vera senza rendersene conto. Se fino a questo momento la Wrangler è stata ineccepibile nel tirarsi fuori dalle situazioni più assurde, ora che cammina sull’asfalto liscio si mette sulla difensiva: sa di avere le sospensioni rigide e il baricentro alto da vero fuoristrada, non ultimo delle gomme tassellate che non le danno una mano. Fortuna che il nuovo 2.8 litri CRD è generosamente dotato di cavalleria e le curve scorrono velocemente. Controlli elettronici della stabilità ESP e antiribaltamento ERM pensano al resto, o quantomeno vigilano costantemente sui possibili effetti collaterali.

L’arrivo di buon ora a Telluride consente di pianificare una puntata al saloon del piccolo villaggio, dove le donne fumano sigari giocando a biliardo, gli uomini indossano stivali texani e non sarebbe strano vedere qualcuno maneggiare delle Colt Calibro45 con destrezza. Gli habitué e i baristi non vedono di buon occhio gli avventori stranieri che si adeguano alle usanze lasciando che la serata venga inevitabilmente scandita dall’alcool, perché come direbbe Tex Willer:”il whisky non cambia sapore a seconda della simpatia di chi lo offre”.

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